Con le maschere addosso, l’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più e si entrava a far parte della Grande Illusione del Carnevale in un posto, unico al mondo, dove tutto può accadere, e dove ogni scorcio non cessa di incantare.  

Nella cultura veneziana con il termine “maschera” si indica l’attività di “mettersi barba e baffi finti” e “maschera” era anche il soprannome dato alle donne che si travestivano da uomini e agli uomini che si travestivano da donne.

Ben presto la maschera divenne simbolo della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica Serenissima a Venezia: ci si mascherava per divertirsi, per eliminare le differenze sociali, per essere liberi nella vita pubblica e per conferire mistero e fascino alle proprie azioni.